I vigneti dei Colli Piacentini stanno sulle colline di quattro valli: Val Tidone, Val Nure, Val Trebbia e Val d'Arda, per lo più tra i 150 e i 450 metri di altitudine secondo Emilia-Romagna Turismo. Secondo i dati della Regione Emilia-Romagna, nel 2022 la provincia contava circa 5.080 ettari di vigneto per uva da vino, il 10% di quello regionale; il comune più vitato è Ziano Piacentino, con quasi 1.800 ettari. La viticoltura locale è antica: tra le testimonianze citate c'è l'orazione con cui Cicerone rimproverò Lucio Calpurnio Pisone, legato a Piacenza, perché apprezzava troppo il vino della sua terra.
I vini sono tutelati dal Consorzio Tutela Vini DOC Colli Piacentini, nato nel 1986. Le denominazioni di origine controllata sono tre: Colli Piacentini, Gutturnio e Ortrugo dei Colli Piacentini. In questa guida trovi che cosa distingue i vini principali, i vitigni, le quattro valli, gli abbinamenti con i piatti locali e qualche consiglio per visitare le cantine.
Le denominazioni: tre DOC e tre IGT
La DOC Colli Piacentini ha il disciplinare più antico, approvato con un decreto del Presidente della Repubblica del 9 luglio 1967 e modificato più volte. Il nome si accompagna sempre a una tipologia o a un vitigno: Barbera, Bonarda, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Malvasia, Pinot grigio, Pinot nero, Sauvignon, il Novello e il Vin Santo, più i tre vini che portano il nome di una valle, cioè Monterosso Val d'Arda, Trebbianino Val Trebbia e Valnure.
Gutturnio e Ortrugo hanno oggi un disciplinare proprio, approvato con il decreto del 21 luglio 2010; sulle etichette e nei testi meno recenti li trovi ancora presentati come «Colli Piacentini Gutturnio» e «Colli Piacentini Ortrugo». Alle tre DOC si aggiungono tre indicazioni geografiche tipiche: Emilia, Terre di Veleja e Val Tidone.
Foto del luogo · PAOLO.ILL82 · CC BY-SA 4.0Gutturnio
Rosso da uve Barbera, tra il 55 e il 70%, e Croatina, tra il 30 e il 45%, quest'ultima chiamata Bonarda nel Piacentino. Si fa frizzante, Superiore e Riserva, con la menzione Classico per i vini delle zone storiche. Il Superiore ha almeno il 12,5% di alcol e non esce prima del 1° aprile successivo alla vendemmia; la Riserva invecchia almeno 24 mesi, di cui sei in legno. Il frizzante accompagna di solito i taglieri di salumi; Superiore e Riserva si abbinano ad arrosti, bolliti e brasati.
Foto del luogo · Cesare Barillà · CC BY-SA 4.0Ortrugo
Bianco dall'omonimo vitigno, che per il disciplinare deve essere almeno il 90%. Si produce frizzante e spumante; esiste anche fermo, ma più raro. Il nome viene dal dialetto «altruga», l'altra uva: per molto tempo fu un'uva da taglio, mescolata ad altre bianche, e si vinifica da sola dagli anni Settanta. Il colore è paglierino chiaro, il sapore secco con un retrogusto amarognolo; il Consorzio lo indica come aperitivo e con antipasti magri, paste asciutte e risotti.
Foto del luogo · Fabio Ingrosso · CC BY 2.0Malvasia
Colli Piacentini Malvasia richiede almeno l'85% di Malvasia di Candia aromatica. Può essere secca, amabile o dolce, ferma, frizzante, spumante o passito. Il Consorzio la considera il vitigno simbolo del territorio e scrive che nei Colli Piacentini si coltiva circa l'80% della Malvasia di Candia aromatica italiana; una relazione dell'Università Cattolica del 2018 indicava il 74%. Il profumo ricorda agrumi, fiori e frutta; la versione secca va con salumi, torte salate e tortelli, quella dolce con i dessert.
Foto del luogo · francesco secchi · CC BY 2.0Monterosso Val d'Arda
Bianco da uvaggio: Moscato bianco e Malvasia di Candia aromatica insieme tra il 20 e il 50%, Ortrugo e Trebbiano romagnolo anch'essi tra il 20 e il 50%, con altre uve bianche fino al 30%. Le uve vengono dalle colline di Castell'Arquato, Vernasca, Gropparello, Alseno, Lugagnano Val d'Arda e Carpaneto Piacentino. È secco o amabile, fermo, frizzante o spumante.
Trebbianino Val Trebbia e Valnure
Altri due bianchi da uvaggio, che portano il nome delle valli. Il Trebbianino Val Trebbia, con Ortrugo tra il 35 e il 65%, arriva dalle colline di Rivergaro, Travo, Gazzola, Agazzano, Coli e Bobbio; il Valnure da quelle di Ponte dell'Olio, Vigolzone e San Giorgio Piacentino.
Foto del luogo · Massimo Telò · CC BY-SA 3.0Vin Santo di Vigoleno
Vino dolce da uve appassite su graticci, prodotto solo nella sottozona di Vigoleno, in una parte del comune di Vernasca. Il disciplinare chiede almeno il 60% di uve Santa Maria e Melara, la spremitura dopo il 1° dicembre, un invecchiamento di almeno 60 mesi, di cui 48 in botti di legno, e vieta solfiti e filtrazioni. Vinificazione e imbottigliamento restano nel comune di Vernasca. Il Vin Santo senza «di Vigoleno» invecchia almeno 48 mesi, 36 dei quali in legno.
I vitigni
Secondo la Strada dei Vini e dei Sapori, l'associazione che promuove il turismo enogastronomico della zona, si coltivano venticinque vitigni, ma quattro fanno da riferimento: Barbera e Croatina tra i rossi, Malvasia di Candia aromatica e Ortrugo tra i bianchi. Nel 2022, secondo la Regione, Barbera e Croatina occupavano più di metà dei vigneti piacentini (27 e 26%), l'Ortrugo il 14% e la Malvasia il 12%. Barbera e Croatina si completano: la prima porta un'acidità elevata, la seconda colore, tannino e una maturazione più tardiva.
Attenzione al nome Bonarda. Nel Piacentino il vino Bonarda si fa con la Croatina, che i produttori chiamano localmente così; esiste però un altro vitigno chiamato Bonarda, tipico del Novarese, e anche la Bonarda dell'Oltrepò Pavese è un vino di Croatina. In etichetta guarda sempre la denominazione.
La Malvasia di Candia aromatica è una delle circa 19 Malvasie coltivate in Italia. A lungo si è creduta di origine greca, ma studi recenti, citati dal Consorzio, sembrano indicare un'origine italiana.
Le quattro valli del vino
Le colline vitate si distribuiscono lungo le valli dei corsi d'acqua Tidone, Nure, Trebbia e Arda. I disciplinari elencano i comuni dove si producono le uve; molti rientrano solo in parte, con le sole zone collinari.
Foto del luogo · Cesare Barillà · CC BY-SA 4.0Val Tidone
Per la DOC Colli Piacentini rientrano per intero Ziano Piacentino, Pianello Val Tidone e i vecchi comuni di Nibbiano e Caminata; in parte Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni e il vecchio comune di Pecorara. Nibbiano, Caminata e Pecorara dal 2018 formano l'Alta Val Tidone. La valle dà il nome all'IGT Val Tidone e, secondo Emilia-Romagna Turismo, al Valtidone Wine Fest, in autunno.
Foto del luogo · Parma1983 · CC BY-SA 4.0Val d'Arda
È la valle del Monterosso Val d'Arda e del Vin Santo di Vigoleno. Secondo Emilia-Romagna Turismo, il Monterosso Val d'Arda Festival si tiene in primavera.
Foto del luogo · Alerove · CC BY-SA 4.0Val Nure
Dà il nome al Valnure. Ponte dell'Olio, Vigolzone e San Giorgio Piacentino rientrano in parte anche nell'area del Gutturnio.
Foto del luogo · Gabri80 (http://it.wikipedia.org/w/index.php?title · Public domainVal Trebbia
È la valle del Trebbianino Val Trebbia, con la porzione collinare tra Rivergaro e Bobbio e una parte della Val Luretta. Secondo Wikipedia, dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente la viticoltura piacentina fu mantenuta dai monaci di San Colombano, l'abbazia di Bobbio.
Abbinamenti con i piatti piacentini
Le fonti suggeriscono qualche accostamento con le ricette della guida «A tavola nel Piacentino». Il Gutturnio frizzante va con coppa, pancetta e salame, con il pistà 'd grass e con i pisarei e fasö. L'Ortrugo, la Malvasia secca e il Gutturnio sono indicati con la bortellina. La Malvasia secca si abbina anche a gnocco fritto, torte salate con ricotta ed erbette e tortelli di zucca. Il Vin Santo va con pasticceria secca e formaggi erborinati.
Sono indicazioni di carattere generale: per un consiglio mirato, chiedi alla cantina che visiti.
Come visitare le cantine
Molte cantine dei Colli Piacentini accolgono visitatori, ma ognuna decide giorni, orari e costi di visite e degustazioni: scrivi o telefona prima di partire e prenota. L'elenco dei soci è sul sito del Consorzio; la Strada dei Vini e dei Sapori riunisce aziende e itinerari della zona. Anche il Movimento Turismo del Vino pubblica le sue cantine socie, regione per regione, nella sezione «Cantine» di movimentoturismovino.it: l'elenco è in aggiornamento e al 23 ottobre 2026 per il Piacentino ne riporta due. Se una cantina partecipa a una giornata del Movimento, chiedilo a lei.
Nel calendario del Movimento Turismo del Vino, Cantine Aperte cade a fine maggio (nel 2026 sabato 30 e domenica 31), Calici di Stelle in estate, con la notte del 10 agosto come data centrale nel 2026, e Cantine Aperte in Vendemmia in autunno, fino al 25 ottobre nel 2026. Dal 1° al 15 novembre 2026 c'è Cantine Aperte a San Martino, la festa del vino novello. Il periodo della vendemmia cambia con l'annata e il vitigno: nel 2024, racconta il Consorzio, è cominciata subito dopo la metà di agosto con le uve per le basi spumante e a fine settembre era ancora in corso per le uve rosse.
A Piacenza Expo, da sabato 14 a lunedì 16 novembre 2026, la Fiera dei Vini riunisce fino a 300 cantine, con espositori da tutta Italia e alcuni stranieri. Se assaggi, scegli prima chi guida: le cantine sono sparse sulle colline, tra strade di valle e strade secondarie.

