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Il Fegato di Piacenza e i Musei di Palazzo FarneseFoto del luogo · Giottodigitaleph · CC BY-SA 4.0
Musei · Piacenza città

Il Fegato di Piacenza e i Musei di Palazzo Farnese

Che cos'è il fegato etrusco di bronzo, dove si trova e come visitare i Musei Civici di Palazzo Farnese: sezioni, orari, biglietti e accessibilità.
Circa 8 minuti di lettura · info pratiche

Il Fegato di Piacenza, detto anche fegato etrusco, è un piccolo modello in bronzo di un fegato di pecora coperto di iscrizioni. Serve a capire come gli Etruschi leggevano il futuro: gli aruspici osservavano le viscere degli animali sacrificati e le interpretavano come segni mandati dagli dèi. Il reperto è esposto ai Musei Civici di Palazzo Farnese, nella sezione romana del Museo Archeologico, in una sala tutta per lui. Per il museo è un pezzo unico al mondo.

Fu trovato il 26 settembre 1877 nella campagna di Gossolengo, in provincia di Piacenza, e nel 1894 fu donato al Museo civico. Nel 2026 ha lasciato Piacenza per quella che il museo chiama la sua prima trasferta dal ritrovamento: da maggio a settembre è stato in California per una grande mostra sugli Etruschi ed è tornato a Palazzo Farnese il 24 settembre.

Questa guida spiega che cos'è il fegato, che cosa si sa e che cosa resta incerto, e poi ti accompagna nel resto dei musei: sezioni, tempi e modalità pratiche della visita. Orari e prezzi sono nelle informazioni pratiche, con la data dell'ultimo controllo.

Che cos'è il fegato etrusco

È una scultura in bronzo a fusione piena con la tecnica della cera persa, realizzata nell'Etruria settentrionale, databile all'ultimo scorcio del II secolo a.C. e alla prima parte del I secolo a.C. Quando fu fatta, l'Etruria era già sotto il dominio di Roma e nella pianura padana prosperavano colonie romane come Placentia. Secondo la scheda di Visit Piacenza misura 126 × 76 × 60 millimetri, cioè poco più di 12 centimetri di lunghezza.

La superficie è divisa in caselle: sedici lungo il bordo, che richiamano la suddivisione del cielo secondo la religione etrusca, e ventiquattro all'interno. In ogni casella è inciso il nome di una divinità, per un totale di quaranta iscrizioni. Tra i nomi ci sono Tin, che si identifica con Giove, Uni, che corrisponde a Giunone, e Nethuns, cioè Nettuno. Il museo sottolinea quanto contava questa disciplina: i Romani chiamavano gli aruspici dall'Etruria quando si verificavano eventi anomali che nessuno sapeva spiegare.

Non è l'unico oggetto del genere. Modelli di fegato usati per la divinazione sono noti anche nel Vicino Oriente antico, e in Italia ne sono stati trovati altri, tra cui uno in terracotta a Falerii. Il museo indica il fegato piacentino tra le fonti preziose per ricostruire la visione del cosmo degli Etruschi.

Dove fu trovato e che cosa non si sa

Lo trovò un contadino che arava il suo campo vicino a Gossolengo, racconta Visit Piacenza; il museo fissa la data al 26 settembre 1877. Wikipedia indica anche la località precisa: Ciavernasco, presso Settima, frazione di Gossolengo. Su data e zona le fonti concordano; restano invece senza risposta alcune domande.

La prima è che cosa ci facesse un oggetto etrusco in territorio piacentino. In passato si pensava a un modello pratico smarrito da un aruspice al seguito dell'esercito romano. Oggi, dopo le scoperte che attestano una presenza etrusca nella zona già nel VI secolo a.C., il museo non esclude che gruppi etruschi siano rimasti in loco fino alla romanizzazione.

La seconda riguarda la funzione. Le ipotesi sono tre: un sussidio per insegnare l'epatoscopia, un appunto da tenere a portata di mano per gli aruspici, una parte di statua onoraria. Poiché il bronzo si è conservato molto bene e non sembra aver avuto un uso prolungato, il museo propone anche un oggetto di corredo funerario o un'offerta in un santuario. Senza notizie sul contesto del ritrovamento, la questione resta aperta.

Il viaggio a San Francisco

Il fegato è rimasto negli Stati Uniti dal 2 maggio al 20 settembre 2026, ospite del Legion of Honor Museum, a San Francisco, per una mostra intitolata «The Etruscans». Nella notizia pubblicata dai Musei Civici si legge che il museo californiano lo ha inserito tra i cinque pezzi emblematici per comprendere la civiltà etrusca, e che la mostra ha avuto 98.617 ingressi.

È tornato nella sua teca il 24 settembre 2026, a due giorni dal 149° anniversario del ritrovamento. In quell'occasione, dal 24 al 27 settembre, la sezione archeologico-romana è stata visitabile gratis con un tagliando ritirato in biglietteria.

Le sezioni dei Musei Civici

I Musei Civici occupano Palazzo Farnese e la Cittadella viscontea, in piazza Cittadella 29. Sono in uno spazio unico ma a quote diverse: l'archeologico e le carrozze stanno nei sotterranei, la Pinacoteca al primo piano, il Museo Civico allo stesso livello della biglietteria.

Museo Archeologico e sezione romanaFoto del luogo · Parma1983 · CC BY-SA 4.0

Museo Archeologico e sezione romana

Il percorso parte dal piano terra della Cittadella con la sala dedicata ai collezionisti che formarono le prime raccolte, poi attraversa la preistoria e le culture dall'età del Rame alla romanizzazione. Scendendo nei sotterranei trovi la sezione romana, in quindici sale, con il Fegato e una grande statua panneggiata firmata dall'ateniese Cleomene. Tra i reperti ci sono un letto funerario ricostruito in legno e osso, antefisse da un tempio, mosaici e oggetti di una domus, una scacchiera in terracotta del II-III secolo d.C., una sfinge alata e un tremisse d'oro coniato a Piacenza sotto il re longobardo Liutprando.

PinacotecaFoto del luogo · Giottodigitaleph · CC BY-SA 4.0

Pinacoteca

Raccoglie dipinti dal Trecento all'Ottocento. L'opera più importante è il tondo di Sandro Botticelli con la Madonna che adora il Bambino e san Giovannino (1475-1480 circa), che viene dal castello Landi di Bardi. Altre sale ospitano la collezione Rizzi-Vaccari, donata nel 2006 e composta da diciassette dipinti e tre sculture lignee tra Trecento e primo Cinquecento, e le ante d'organo di Camillo Boccaccino (1530), dipinte per la chiesa di Santa Maria di Campagna.

Museo delle CarrozzeFoto del luogo · Parma1983 · CC BY-SA 4.0

Museo delle Carrozze

Raccoglie carrozze dal Settecento all'arrivo del trasporto a motore, oltre a un carro funebre, un carro dei pompieri e passeggini d'epoca. Il nucleo nasce nel 1948, quando il conte Silvestro Brondelli di Brondello dona al Comune trenta carrozze ereditate dallo zio. Il museo aprì in parte nel 1990 e fu inaugurato per intero nel 1998. Tra i pezzi esposti ci sono una berlina di gala della metà del Settecento, costruita a Torino, e una calèche del 1828-1830 firmata da un carrozziere parigino.

Museo Civico e Fasti FarnesianiFoto del luogo · Giottodigitaleph · CC BY-SA 4.0

Museo Civico e Fasti Farnesiani

Comprende sezioni di affreschi, armi, sculture, vetri e ceramiche, oltre ai Fasti Farnesiani, una serie di dipinti sulla storia della casata: tra gli autori citati dal sito ci sono Sebastiano Ricci (1687 circa) e Ilario Spolverini (1721-1727). È al livello della biglietteria, senza gradini.

Museo del RisorgimentoFoto del luogo · Giottodigitaleph · CC BY-SA 4.0

Museo del Risorgimento

Quattro sale con documenti, immagini, cimeli e armi, soprattutto degli anni 1848-1849 e 1859-1861. Ricordano il plebiscito del 1848, con cui Piacenza chiese per prima l'annessione al Piemonte sabaudo, e il 10 giugno 1859, quando le guarnigioni austriache lasciarono la città: la lastra con quella data, tolta da piazza Cavalli, è conservata qui.

Piccolo Museo di Storia NaturaleFoto del luogo · Giottodigitaleph · CC BY-SA 4.0

Piccolo Museo di Storia Naturale

In attesa della nuova sede del Museo di Storia Naturale, dall'ottobre 2025 una selezione delle collezioni è allestita nello Spazio Mostre di Palazzo Farnese. Vi si trovano la collezione mineralogica Dosi, con oltre 1.400 reperti, la collezione di conchiglie fossili Della Marta e una ventina di animali tassidermizzati. C'è anche un'aula didattica, con laboratori per le scuole e cicli di attività per i bambini.

Il palazzo: dai Visconti ai Farnese

La Cittadella fu fatta costruire nel 1352 da Galeazzo Visconti. Il palazzo vero e proprio è del Cinquecento: lo volle la duchessa Margherita d'Austria, figlia di Carlo V e moglie di Ottavio Farnese, che scelse Piacenza come residenza. Il progetto del Vignola è del 1561, i lavori finirono nel 1602 e realizzarono poco meno della metà di quanto disegnato. Un modello in legno nella seconda sala del piano rialzato mostra come sarebbe stato completo.

Dopo l'estinzione dei Farnese, nel 1734, Carlo di Borbone portò quadri e arredi a Napoli; nel 1803 il palazzo fu saccheggiato dalle truppe napoleoniche e durante la Seconda guerra mondiale ospitò persone senza casa. Il recupero cominciò alla fine degli anni Cinquanta. Nel 1976 il complesso fu dato in deposito al Comune, nel 1988 aprì la prima sezione dei musei e dalla fine del 2014 l'edificio è di proprietà comunale. Tra gli ambienti del palazzo il sito descrive la Cappella ducale, a pianta ottagonale, e una stanza nascosta riscoperta negli anni Settanta del Novecento, con affreschi di Francesco Natali e Sebastiano Galeotti. Il sito non dice se questi due ambienti fanno parte del percorso ordinario, e la cappella viene concessa anche per eventi privati: se vuoi vederli, chiedi in biglietteria.

Come organizzare la visita

Se vuoi vedere soprattutto il fegato, parti dalle sale del Museo Archeologico e dalla sezione romana, nei sotterranei, e solo dopo sali in Pinacoteca. Il biglietto intero comprende tutte le sezioni. Ne esiste anche uno, più economico, valido per una sola sezione, ma né il sito né la biglietteria online dicono se copre l'intero Museo Archeologico: se ti interessa solo il fegato, chiedi in biglietteria. Per vedere con calma l'intero complesso calcola mezza giornata; se scegli solo alcune sezioni ti basta meno.

Nei giorni feriali il museo ha una pausa a mezzogiorno, quindi pianifica la mattina o il pomeriggio; sabato e domenica l'orario è continuato. La biglietteria chiude mezz'ora prima della chiusura. Nel giorno di Natale i musei sono chiusi e in alcuni festivi hanno orari propri, elencati nelle informazioni pratiche. La prima domenica del mese l'ingresso ha una tariffa simbolica.

Se vai con una scuola o con i bambini, i Musei propongono attività educative e laboratori. Per le visite guidate il sito non pubblica giorni né prezzi: chiedi alla biglietteria, che risponde allo 0523 492658. Tra i servizi pratici ci sono gli armadietti gratuiti con chiave, l'ingresso con borse piccole e, per chi ha il cane, un servizio di dog sitting da prenotare in anticipo. Non si può mangiare né bere nelle sale, e gli animali non entrano nei percorsi. Per uso personale è consentito fotografare senza flash e senza cavalletto, mentre per pubblicare le immagini serve un'autorizzazione.

Sul fronte dell'accessibilità, l'ingresso passa per una breve rampa di scale con un servoscala in vetro; un ascensore sotto il loggiato porta alla Pinacoteca e ai sotterranei. Alcune sale dell'archeologico sono leggermente rialzate e hanno un servoscala di circa cinque gradini. I servizi igienici accessibili sono su ogni piano visitabile.

Nei dintorni

Piazza Cavalli e il Palazzo Gotico sono a circa 480 metri in linea d'aria. Per una giornata nel centro storico, con Duomo, Sant'Antonino, Ricci Oddi e Santa Maria di Campagna, vedi la guida «Piacenza in un giorno».

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