Mostra su Vasco Bendini, contemporanea in Ricci Oddi

14 Novembre 2017

Mostra su Vasco Bendini, contemporanea in Ricci Oddi

Sabato 11 novembre, alle ore 17:30, si è tenuto presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi l’inaugurazione della mostra su Vasco Bendini, chiamata Un mondo al limite.
Il focus espositivo si concentra su 25 opere riferibili al soggiorno parmense dell’artista, dove si trasferì nella primavera del 1999 dopo quasi trent’anni di vita passata nella capitale, e si possono inserire all’interno della corrente stilistica contemporanea denominata informale.
Quest’evento, patrocinato dal Comune di Piacenza e dalla Fondazione Piacenza e Vigevano, si propone di essere un elemento di rottura e di continuità con il passato artistico della Galleria stessa, in previsione di un suo salto qualitativo e stilistico. Il suo valore dev’essere quindi inteso come un continuum tra epoche, stagioni e stili che incessantemente si susseguono, motivati dal motore portante della storia che li produce.
L’intervento della vedova dell’artista, Marcella Valentini Bendini, si è rivelato estremamente illuminante agli occhi di chi spera di vedere nella propria città d’origine una spinta propulsiva in direzione di un’arte contemporanea fino a oggi poco indagata e apprezzata dai piacentini; infatti alla Galleria è stata donata un’opera di Vasco, nella speranza che a venire venga avviata una collezione unicamente contemporanea.
Ugualmente sentito e toccante è stato, inoltre, l’intervento di Ivo Iori, amico dell’artista e curatore, insieme alla vedova Bendini, della mostra.
Sono stati ripercorsi, con dovizia di particolari e il rispetto tipico di chi si accinge a parlare delle idee di qualcuno che ora non c’è più, i concetti e gli eventi che hanno ispirato Vasco Bendini nella sua trasformazione stilistica, che l’ha portato nel 1951 all’abbandono della figurazione a favore di un’arte che gli permettesse di indagare meglio la psiche umana.
Grande lettore, si appassionò a Camus e a testi scientifici che gli permisero di descrivere una realtà diversa da ciò che normalmente vediamo; parimenti si interessò di poesia, prediligendo autori come Leopardi, Bonnefoy o Verlaine. Spirito eclettico, si volse anche a letture neuroscientifiche, per comprendere appieno gli spazi infiniti che procurano straniamento.
La sua spiritualità laica, unita a una profonda e consapevole cultura, lo portarono a un’arte fortemente concettuale e composta da “pas le couleur, rien que la nuance”.
Sottrarre al colore la sua matericità, quindi, per approdare nello spazio della verità, che Vasco riteneva dietro al colore, non al suo interno. Lo stile informale viene declinato sottraendo e diluendo, rendendo i confini labili sulla tela come labili sono gli orli smussati della storia, a pari passo con la mente umana.
Come si legge in un estratto della sua Autobiografia, venne intimamente colpito dagli eventi personali della sua vita come da quelli che accaddero intorno a lui, vissuti che lo influenzarono in modo viscerale, e a cui molte delle opere sono dedicate: il periodo della Guerra Fredda, i carri armati russi che nel ‘56 invasero l’Ungheria, il caso Allende, l’attentato alle Torri Gemelle.
 << Questi i fatti. Impossibile non smarrirsi. In questi frangenti nascono i miei neri: canti della notte, matrice di speranza. E sorgono i miei bianchi: naturali immagini di attesa.>> (Vasco Bendini, Autobiografia).
Fabrizio D’Amico, in un articolo scritto su La Repubblica nel febbraio del 2015, chiamò Bendini il “grande solitario del nostro Novecento”; in quest’aura fumosa, come quella straziante condivisione di sentimenti sublimati nell’acqua, nell’acrilico e nell’olio, ho trovato opportuno ricordarlo.
Non credo che riuscirei a trovare un’immagine migliore, se non quella di un artista che per tutta la vita ha tradotto il pensiero, la parola e l’evento in qualcosa di inafferrabile. E’ probabile che lo spettatore si sforzi di avvicinarsi, di provare a dare forma con la mente e ciò che vede nell’opera di quest’uomo, perchè il nostro cervello è cablato per riconoscere la forma in ogni stimolo visivo; ma l’arte trova posto proprio nello spazio che separa la tela dal fallito tentativo di comprenderla appieno, come non è possibile comprendere l’evento tragico, o come non è possibile comprendere la spinta dell’innamoramento e il gesto impulsivo.
Il resto è soltanto letteratura.” (Paul Verlaine, Arte Poetica)
Mostra visitabile fino al 7 gennaio 2018.

 

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